L’igiene orale non va in vacanza, attenzione agli apparecchi ortodontici.

di  · 23 luglio 2019

Solo il 38% degli italiani va dal dentista almeno una volta l’anno e oltre l’80% rinuncia alle cure dentistiche per motivi economici, questi gli ultimi dati emersi dal censimento Istat pubblicato nel 2015.

L’igiene orale e la salute della nostra bocca sono pratiche fondamentali per il nostro benessere e a qualsiasi età. Ancor di più poi con l’approssimarsi delle vacanze estive e le relative partenze, in particolar modo se si porta un apparecchio ortodontico che necessita di maggiori cure e attenzioni.

Un mal di denti inatteso, un’otturazione che salta, un dente che si scheggia o ancora la rottura di un “bracket” (le comuni placchette) del proprio apparecchio ortodontico fisso o lo smarrimento del proprio apparecchio mobile, sono imprevisti che possono pregiudicare i momenti di meritato relax, tenendo conto che durante la vacanza si è spesso lontani da casa e quindi impossibilitati a rivolgersi al proprio specialista.

Proprio per rispondere ai quesiti dei propri pazienti e con l’approssimarsi delle partenze estive, ASIO – Associazione Specialisti Italiani di Ortodonzia, ha stilato un vademecum con alcuni fondamentali accorgimenti e attenzioni per mantenere un sorriso sano e curato anche in vacanza, utile per tutti i pazienti, adulti e bambini, che portano un apparecchio ortodontico:

  1. Programmare prima della partenza e per tempo una visita di controllo dal proprio Specialista in Ortodonzia per verificare lo stato del proprio apparecchio ed eventuali problemi che possono insorgere a medio termine.
  2. Nell’igiene quotidiana i portatori di apparecchiature fisse dovranno utilizzare il filo interdentale ortodontico: questo tipo di filo interdentale è leggermente diverso da quelli che si trovano comunemente in farmacia o al supermercato, perché ha una caratteristica in più: possiede infatti un’estremità composta da un materiale più rigido, che si presta bene a pulire spazi difficili da raggiungere come quelli tra filo metallico e dente o tra bracket e bracket.
  3. Usare lo scovolino interdentale: è un aiuto in più per assicurare un sorriso sano e splendente, perché permette di pulire gli spazi tra dente e dente o le parti di dente parzialmente coperte dai brackets e dai fili ortodontici. In tal modo si potrà prevenire macchie (decalcificazioni) dovute al ristagno della placca batterica.
  4. Dopo aver lavato i denti con lo spazzolino e aver passato il filo interdentale ortodontico o lo scovolino, è buona regola fare degli sciacqui con il collutorio al fluoro che non sia troppo aggressivo.
  5. Evitare bevande gassate, zuccherate e scegliere alimenti “amici della bocca”, quali il latte e i suoi derivati e verdura cruda, soprattutto quando non si può usare lo spazzolino.
  6. Per coloro che portano un apparecchio provvisto di elastici ortodontici, che permettono la trazione dell’apparecchio fisso e correggono la corretta occlusione, è bene ricordare che ogni elastico dovrebbe essere sostituito quotidianamente e rimosso durante i pasti. Se si avverte fastidio o dolore all’articolazione temporo-mandibolare, bisogna sospendere l’utilizzo degli elastici e chiedere consiglio allo Specialista.
  7. Portare in vacanza sempre un doppio kit per l’igiene orale. In vacanza si è sempre in movimento e spesso fuori casa, pertanto è fondamentale avere sempre a portata di mano l’occorrente per effettuare al meglio una corretta igiene orale in presenza di apparecchio ortodontico.
  8. Utilizzare il sapone neutro per pulire le mascherine trasparenti. L’ortodonzia oggi può anche essere effettuata con tecniche ‘estetiche’ che consentono di allineare correttamente i denti a qualsiasi età. Gli allineatori devono essere sempre mantenuti perfettamente puliti per garantirne l’assoluta trasparenza e conseguente resa estetica.
  9. Portare in vacanza almeno due mascherine mobili, qualora una si dovesse danneggiare o smarrire. Nel corso del trattamento infatti il paziente utilizza diverse mascherine, cambiandole man mano che il loro effetto sul processo di allineamento viene compiuto. Continua a leggere l’articolo.

L’importanza di avere un paziente informato per il miglioramento della salute orale.

Londra, UK: mentre l’odontoiatria diventa sempre più tecnologicamente avanzata, continua a crescere l’importanza di avere un paziente informato. Con questa mentalità, un nuovo studio ha scoperto che l’uso di tecniche psicologiche per comunicazione ai pazienti il rischio di sviluppare una malattia parodontale favorisce la loro igiene dentale ed è stata associata a punteggi ridotti nello sviluppo di gengiviti in un periodo superiore ai tre mesi.

Lo studio, che è stato condotto da un team della Faculty of Dentistry, Oral and Craniofacial Sciences del King’s College di Londra, ha effettuato il test su un campione di 97 adulti con moderata malattia parodontale che erano stati registrati come pazienti in studi dentistici di Londra. I partecipanti hanno ricevuto, come di consueto, un trattamento, un report personalizzato sul loro rischio di malattia parodontale oppure un report ad hoc in aggiunta a un programma sugli obiettivi, una pianificazione e un auto-monitoraggio basati sulla teoria psicologica.

I risultati dello studio mostrano che, dopo 12 settimane, la placca dentale è stata considerevolmente ridotta nei due gruppi in cui era stato comunicato il rischio di malattia, mentre non ci sono stati cambiamenti nel gruppo che ha ricevuto il classico trattamento. In aggiunta, la frequenza della pulizia interdentale è migliorata soltanto nei gruppi d’intervento.

Il Dott. Koula Asimakopoulou, il principale autore dello studio, reader in Health Psychology al King’s College di Londra, ha detto: «Il nostro studio mostra che grazie all’adozione di un semplice intervento psicologico, a sostegno dell’uso di uno strumento online di valutazione del rischio, possiamo significativamente migliorare i risultati clinici misurabili e ridurre i segni iniziali dei problemi dovuti alle gomme da masticare in pazienti visitati periodicamente in uno studio dentistico».

Il Dott. Matthew Nolan, l’odontoiatra che ha lanciato la procedura di intervento, ha aggiunto: «La formazione su come l’informazione sulla salute viene presentata ai nostri pazienti dimostra di influenzare i loro comportamenti successivi. I pazienti sono naturalmente interessati al loro rischio di malattia parodontale; abbiamo scoperto che l’accoppiamento della loro preoccupazione con un confronto strutturato sulle strategie d’azioni e semplici tecniche di cambiamento del comportamento possono essere un’utile guida per migliorare i risultati in termini di salute all’interno di una consulenza sulle abitudini dentali».

«In un momento in cui è stata considerata la migliore strada per favorire la salute parodontale della maggioranza delle persone, questo studio dimostra come l’interdisciplinarità di psicologi e dentisti, lavorando insieme, può apportare miglioramenti alla salute orale dei pazienti e allo stato parodontale» ha aggiunto il Dott. Mark Ide, presidente della British Society of Periodontology.

«Una quotidiana cura del cavo orale è l’elemento centrale per il raggiungimento e il mantenimento di una buona salute orale e certamente questo ha un impatto sugli altri aspetti della salute» ha concluso. Leggi l’articolo completo.

La sinergia fra Odontoiatria e Osteopatia, un connubio vincente.

Dental Tribune

By Alberto Tirone
May 02, 2019

L’osteopatia, ormai, vive in un confronto costante con le varie realtà mediche in tutta Italia. In un momento storico fondamentale per la professione osteopatica, con l’iter per l’approvazione dell’osteopatia come professione medica, diventa sempre più interessante notare come l’osteopata sia di concreto aiuto ai pazienti per sostenere la loro salute.

«Per poter fornire un servizio migliore ai pazienti che si rivolgono allo studio odontoiatrico, sempre più spesso l’attenzione viene rivolta ad una visione estesa del corpo umano, dunque su tutto l’organismo e non solo al cavo orale» spiega Alberto Tirone, osteopata nello studio del dott. Mozzati con il quale da anni collabora. «L’osteopatia è una medicina manuale, non alternativa, bensì complementare alla medicina allopatica che individua nel corpo un’unica unità funzionale. In seguito ad interventi di chirurgia orale, di ortodonzia e di posizionamento di protesi su denti naturali o su impianti si possono produrre ripercussioni sulla postura e/o sulla gestione dell’equilibrio, che potrebbero generare dolori alla colonna cervicale, dorsale, lombare o in altri distretti corporei. In queste circostanze l’osteopata, agevolando lo scorrimento fasciale e l’elasticità dei tessuti, mette il corpo del paziente nelle migliori condizioni possibili atte a ricevere il trattamento dell’odontoiatra».

In seguito a tali trattamenti, i segni e sintomi che compaiono più comunemente sono: la comparsa di dolori muscolo-scheletrici vari; le cefalee ed le algie cranio-facciali; i click mandibolari e dolori condilari; le parafunzioni (quali il bruxismo notturno e il serramento diurno); le vertigini propriocettive. «In primis l’osteopata analizzerà il dolore o il disturbo, valutandone la qualità, il timing, l’esordio, il decorso e l’eventuale irradiazione, in modo da circoscrivere la struttura anatomica potenzialmente responsabile» spiega l’osteopata Tirone. «Successivamente, in associazione con il medico, analizzerà l’anamnesi remota e le alterazioni patologiche del paziente al fine di individuare la necessità di approfondimenti diagnostici o di medicina specialistica. Si procederà, inoltre, all’esame obiettivo posturale e ad un’analisi posturometrica computerizzata, oltre ad altri test clinici finalizzati all’individuazione delle tecniche di trattamento più idonee». Leggi l’articolo completo.

Spazzolino elettrico: uno studio prova l’efficacia contro la parodontite.

By Odontoiatria33

Nuova conferma per lo spazzolino elettrico come efficace strumento per l’igiene orale anche per combattere parodontite e rallentare la progressione dei problemi gengivali.

A “certificarlo” è uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, la rivista ufficiale della European Federation of Periodontology (EFP) condotto da Vinay Pitchika, dell’Università di Greifswald, in Germania.Lo studio è durato 11 anni ed ha coinvolto 2.819 individui con parodontite di vario grado.

La ricerca ha rilevato che i pazienti che utilizzavano lo spazzolino elettrico, con una situazione di salute gengivale non compromessa, presentavano una minore perdita di denti, valutata nel 20% rispetto agli altri e una riduzione delle tasche paradontali.

Sui pazienti con una parodontite più importante, non sono state osservate grosse differenze tra chi usava lo spazzolino elettrico e chi quello manuale. Secondo i ricercatori questo indica come l’uso dello spazzolino elettrico consenta di mantenere in buona salute il cavo orale rallentando la progressione della malattia parodontale.

“Questo lavoro sembra confermare i dati che in letteratura stanno emergendo negli ultimi anni sulla maggiore efficacia dello spazzolino elettrico nel controllare la placca batterica riducendo di conseguenza il rischio di progressione di paradontite”, sottolinea all’ANSA Mario Aimetti Presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia.

Ancora troppi italiani fumatori, il dentista deve essere un motivatore per convincere a smettere

 

By Odontoiatria33

30 Maggio 2019

Gli italiani continuano ad amare le “bionde”, intese come sigarette. Secondo i dati anticipati dall’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco 2019 organizzata dall’OMS che si è celebrata il 31 maggio scorso, sono 11,6 milioni i nostri connazionali fumatori, ovvero un italiano su cinque: 7,1 milioni e le donne 4,5 milioni.

Secondo l’indagine dell’ISS un fumatore maschio su 4 è un forte fumatore, fuma cioè più di un pacchetto al giorno. Quasi la metà delle donne fuma tra le 10 e le 20 sigarette al giorno. A questi fumatori si aggiungono inoltre i consumatori di nuovi prodotti. L’1,7% consuma e-cig e l’1,1% fa utilizzo di tabacco riscaldato. I nuovi prodotti tuttavia non cambiano la prevalenza dei fumatori di sigarette che diventano nella maggior parte dei casi consumatori duali, utilizzano cioè sia le sigarette tradizionali che i nuovi prodotti.

“Non cambiano negli ultimi anni le abitudini al fumo degli italiani – afferma Roberta Pacifici Direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – segno che serve incentivare campagne informative soprattutto per i giovani che rappresentano un serbatoio che alimenta l’epidemia tabagica e per le donne, per le quali è in aumento la mortalità per tumore al polmone. È importante intervenire prima possibile – aggiunge – e spiegare, come dimostra la nostra carta del rischio polmonare che più precocemente si diventa ex fumatore tanto prima ci si avvicina ad avere lo stesso rischio di ammalarsi di chi non ha mai fumato.”

Il cancro al polmone è il “rischio” più conosciuto che colpisce i fumatori, ma nonostante sia il quarto tumore in termini di incidenza, ma la prima causa di morte per neoplasia, non sembra essere un deterrente abbastanza convincente per smettere di fumare.

Fumo che non va d’accordo neppure con bocca e denti, e non solo per gli inestetismi provocati dalla nicotina sullo smalto.
“Il fumo rappresenta uno dei principali fattori di rischio per i carcinomi del cavo orale”, dice Luigi Paglia, Presidente di Fondazione ISI e Presidente SIOI.

Ma non solo cancro orale tra i rischi odontoaitrici, il fumo produce effetti negativi su molte terapie a cominciare dall’implantologia. “Recenti studi indicano la percentuale di fallimento dell’impianto su pazienti fumatori del circa 11,3%, contro il 4,8 dei non fumatori”, continua il dott. Paglia ricordando la correlazione tra fumo e malattia paradontale.

“Noi dentisti –continua- abbiamo un ruolo importante nel motivare il paziente a smettere di fumare. Dobbiamo riuscire a fargli capire che è contraddittorio intervenire per rimuovere la placca se poi non smette di fumare” e questa è stata la forte raccomandazione che insieme a Fondazione Veronesi abbiamo portato avanti in questi anni sul target odontoiatrico.  Ed i motivi a nostra disposizione per tentare di convincerli non sono pochi”, continua il referente dell’Istituto Stomatologico Italiano.

“Se non lo spaventa la possibilità di perdere denti ed impianti per l’insorgere della malattia paradontale o peggio ancora del rischio di contrarre un tumore del cavo orale, si può tentare di far leva sull’estetica e sulla decolorazione dello smalto provocato dal fumo, argomento che vede le donne sempre molto attente, o sul rischio alitosi”.

“Nello studio dentistico i danni causati dal fumo sono facilmente dimostrabili, e mettere il paziente fumatore di fronte alle conseguenze tangibili delle proprie abitudini di vita può costituire uno stimolo efficace a modificarle”.

Tra i dati presentati dall’ISS in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco, quello che indica come oltre la metà dei giovani fumatori tra i 15 e 24 anni fuma già più di 10 sigarette al giorno e oltre il 10% più di 20.

“Quello dei giovani fumatori è un grave problema anche dal punto di vista odontoiatrico”, sostiene Paglia ricordando, però anche i danni dal fumo passivo sui più piccoli.
“Alcuni studi su un vastissimo numero di bambini hanno dimostrato che in caso di convivenza con genitori che fumano si osserva una maggiore incidenza di carie. Tutte le condizioni che conducono a un indebolimento delle difese immunitarie devono pertanto essere considerate con attenzione per i risvolti negativi che presentano nel tempo” come abbiamo constatato con uno studio recente condotto con l’Istituto Mario Negri di Milano.

L’invito di Paglia ai colleghi odontoiatri è quello di dedicare tempo ai pazienti fumatori cercando di convincerli a smettere di fumare.

“Lo studio dentistico –conclude- può a ragion veduta diventare un punto di riferimento nella lotta contro il fumo, promuovendo così stili di vita positivi”, cominciando a dare il buon esempio e non farsi trovare sul balcone a fumare una sigaretta tra un paziente e l’altro perché, dice, “il fumo può uccidere anche un medico o un dentista”.

Il collegamento tra malattia parodontale e parto prematuro

Un nuovo studio suggerisce che le donne in gravidanza con malattia parodontale sono più propense a partorire prematuramente.

Un nuovo studio ha messo a paragone lo stato di salute orale delle donne con membrane rotte e travaglio prematuro (PPROM) con quello delle donne che hanno avuto una gravidanza normale. Secondo i risultati, le donne incinte con PPROM hanno presentato un’incidenza maggiore di malattia parodontale rispetto alle donne con gravidanze senza complicazioni.

Lo studio è stato condotto da un gruppo di esperti della Repubblica Ceca con il sostegno dell’Università dell’Ospedale Hradec Královém della Boemia Orientale. I ricercatori hanno valutato l’igiene orale e la salute parodontale di 78 donne con PPROM durante periodi di gestazione compresi tra 0 e 24 settimane e 6 e 36 settimane e di 77 donne con gravidanze normali durante un periodo gestazionale simile.

Lo studio ha segnalato che le donne che hanno partorito prematuramente hanno presentato un alto rischio di malattie dentali. Il parto prematuro è stato associato a un alto indice gengivale, nel quale le donne con PPROM hanno manifestato tasso di salute gengivale quattro volte inferiore rispetto alle donne che hanno partorito normalmente. Fattori come il fumo si sono rivelati insignificanti e non hanno influenzato i risultati.

Lo studio ha rivelato, inoltre, che le donne con carie non trattate o con otturazioni hanno avuto più parti prematuri, secondo il Direttore Esecutivo della Oral Health Foundation, il Dott. Nigel Cartel.

«La salute della nostra bocca può influenzare direttamente molte parti della nostra salute generale, come ad esempio la possibilità di partorire prematuramente», ha detto.

Lo studio, intitolato “L’associazione tra malattia parodontale e rottura pretermine delle membrane” è stato pubblicato nel Journal of Clinical Periodontology di febbraio 2019.

Uno studio rivela che il sorriso ha un impatto positivo sullo stato emotivo

Knoxville, Tenn. , U.S.: I dentisti aiutano le persone a mantenere o recuperare i loro sorrisi. Sempre più spesso, oltre agli aspetti funzionali, l’estetica svolge un ruolo importante in odontoiatria. La mancanza di denti attraenti può indurre le persone a sentirsi insicure impedendo loro di sorridere.

Un recente studio condotto da ricercatori dell’Università del Tennessee, Knoxville (UTK) e della Texas A&M University ha scoperto che le espressioni facciali possono portare le persone a sentire le emozioni legate alla rispettiva espressione. In definitiva, i dentisti contribuiscono non solo alla salute fisica dei loro pazienti, ma anche alla loro felicità generale.

«La saggezza convenzionale ci dice che possiamo sentirci un po’ più felici se semplicemente sorridiamo. O che possiamo mostrarci in uno stato d’animo più serio se abbiamo uno sguardo arrabbiato» ha detto l’autore principale Nicholas Coles, uno studente di dottorato dal dipartimento di psicologia alla UTK. «Ma gli psicologi sono in disaccordo su questa idea da oltre 100 anni».

Questi disaccordi sono diventati più pronunciati nel 2016, quando 17 gruppi di ricercatori non sono riusciti a replicare un noto esperimento che dimostra che l’atto fisico del sorriso può far sentire le persone più felici.

«Alcuni studi non hanno trovato prove che le espressioni facciali possono influenzare i sentimenti emotivi», ha detto Coles. «Ma non possiamo concentrarci sui risultati di uno studio. Gli psicologi hanno testato questa idea fin dai primi anni 1970, quindi volevamo esaminare tutte le prove».

Utilizzando la meta-analisi, Coles e il suo team hanno unito i dati di 138 studi che hanno testato più di 11.000 partecipanti da tutto il mondo. Secondo i risultati della meta-analisi, le espressioni facciali hanno un piccolo impatto sui sentimenti. Per esempio, il sorriso fa sentire le persone più felici, l’imbronciatura le fa sentire più arrabbiate e l’accigliatura le fa sentire più tristi.

«Non pensiamo che le persone possano sorridere come strada per la felicità», ha detto Coles. «Ma questi risultati sono entusiasmanti perché forniscono un indizio su come la mente e il corpo interagiscono per dare forma alla nostra esperienza cosciente dell’emozione. Abbiamo ancora molto da imparare su questi effetti di feedback facciale, ma questa meta-analisi ci ha avvicinato un po’ di più alla comprensione di come funzionano le emozioni».

Lo studio, intitolato “A meta-analysis of the facial feedback literature: Effects of facial feedback on emotional experience are small and variable”, è stato pubblicato online sul Psychological Bulletin l’11 aprile 2019.